Storia del vino: antichi romani parte seconda

IL VINO NEI SECOLI: antichi Romani parte seconda

di Marco Rossi

Ma sentiamo le parole dei poeti: Dài Marziale, tocca a te!

UN VINO… LETALE

Tu sempre ci mesci da bere
il Massico o i vini di Sezze,
o Papilo,
ma dicono le male lingue
che sì buoni non sono i tuoi vini:
si dice che per quattro volte
con queste bottiglie
vedovo sei diventato.
Io non lo penso e neppure lo credo,
o Papilo,
ma non ho punto sete.
UN RIMEDIO PEGGIORE DEL MALE

Fescennia, tu per non puzzare
del vino che hai bevuto il giorno innanzi,
da raffinata divori pastiglioni
preparati dal profumiere Cosmo.
Questo spuntino che tu fai digiuna
i denti t’impastriccia e a nulla giova,
quando il rutto sale dal profondo.
Che dico? Anzi il fetore che tu emani,
misto agli aromi delle tue pastiglie
si spande più sgradevole e lontano,
come un duplice puzzo del respiro.
Insomma, smetti i troppo noti trucchi
e i discoperti inganni:
sii semplicemente ubriacona.

E ora a te, Orazio.

… Oh, il vino, il vino:
svela segreti, avvera desideri,
spinge i vili a combattere,
cancella il peso dell’angoscia,
ispira le arti.
Dimmi chi non rende loquace
Un bicchiere di vino,
chi non libera dalla stretta del bisogno.

Anche Virgilio disse molto sul vino; ma il ragazzo era un po’ noioso a riguardo e allora, per allietarvi, vi racconterò questa breve fiaba di Fedro:

LA VECCHIA E L’ANFORA

Una vecchia vide coricata per terra un’anfora vuota che per via del fondo di vino Falerno ancora restante nella sua nobile terracotta, diffondeva un delizioso profumo. Dopo averlo aspirato avidamente con tutta la forza delle narici, esclamò: “O spirito soave! Chissà com’eri buono prima, se tali sono i tuoi resti!”.

Certo, non farà dormire i bambini, però invece di raccontar loro delle storie, potreste farli bere! Perché no!?

Continua….

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