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Palazzo Farnese a Piacenza

Palazzo Farnese a Piacenza: storia, architettura, musei civici, orari delle visite, cosa vedere e cosa fare. La guida completa al monumentale palazzo piacentino

STORIA

Palazzo Farnese a Piacenza è senza dubbio uno dei simboli della città: costruito per volere della duchessa Margherita d’Austria (1522-1586), moglie di Ottavio Farnese da cui prese il nome, a metà del 1500, sorgeva nella maestosa Cittadella Viscontea, ed era la residenza ufficiale della famiglia.

La storia di Palazzo Farnese a Piacenza è lunga e travagliataIl progetto fu realizzato dall’architetto Jacopo Barozzi, detto il “Vignola”. Oggi il palazzo, che si trova a nord dell’abitato, mostra in tutta la sua magnificenza il potere della famiglia ducale, e ospita i Musei Civici cittadini e l’Archivio di Stato.

Meta turistica di grandissimo pregio, il Palazzo con i suoi splendidi Musei, è valutato “Eccellente” dai visitatori che lo hanno recensito sul sito TripAdvisor con oltre un centinaio di commenti entusiastici, e risulta al secondo posto delle cose da visitare a Piacenza, subito dopo Piazza Cavalli, la piazza storica che ospita il palazzo del Comune, detto il Gotico, e i due monumenti equestri realizzati in bronzo da Francesco Mochi (1580-1654), da cui prende il nome.

Palazzo Farnese

 

 

Palazzo Farnese a Piacenza fu la residenza della duchessa Margherita d’Austria, figlia di Carlo V, che qui visse senza il marito Ottavio, il quale rimase sempre a Parma. I lavori di realizzazione della nuova maestosa residenza ducale furono in un primo tempo assegnati all’architetto di Urbino Francesco Paciotto (1521-1591) che nel 1558 propose di realizzare il Palazzo sulle fondamenta del vecchio castello visconteo voluto da Galeazzo Visconti, duca di Milano e signore della città, nel 1352.

ARCHITETTURA

Molti furono i problemi che tuttavia impedirono la realizzazione di tale progetto, quindi i duchi decisero di affidarsi a un secondo architetto, già noto alla famiglia farnese, Jacopo Barozzi, il “Vignola” (1507-1573).

L’antico castello Visconteo sorgeva in una posizione strategica: a pochi passe dalle mura e vicinissimo al fiume Po, consentiva uno stretto controllo dell’abitato ma anche un comodo accesso alla Lombardia e, quindi, a Milano via acqua. La storia narra che fu Papa Paolo III, nel 1545, a staccare le città di Piacenza e Parma dal Ducato di Milano per farne Ducato autonomo (il Ducato di Parma e Piacenza) che venne affidato a Pierluigi Farnese, il quale scelse Piacenza e la Cittadella viscontea, che era l’unico esempio di fortilizio militare della città, come residenza. Il Duca decise di mettere mano alla Cittadella affidando il restauro a Michelangelo e Antonio da Sangallo che avrebbero dovuto rendere maggiormente funzionale e più sicuro il palazzo. Purtroppo i lavori furono accantonati, a causa della congiura che causò la morte violenta di Pierluigi, e l’arrivo in città del governatore spagnolo di Milano, Ferrante I Gonzaga.

Il secondo progetto di realizzazione dell’attuale Palazzo Farnese a Piacenza riporta la data del 1561 e contiene sostanzialmente una visione più maestosa: le quattro ali previste dell’edificio furono ingrandite e il cortile fu pensato più esteso; di fatto si decise di abbandonare l’idea di costruire sulle vecchie fondamenta viscontee poiché tale strada non era praticabile. I lavori si conclusero nel 1602: a causa della scarsità di risorse economiche nelle quali si venne a trovare la famiglia Farnese, il progetto non fu realizzato in toto: quello che ammiriamo ancora oggi è solamente la metà del progetto ideato dal Vignola.

L’estinzione del casato Farnese procurò non pochi problemi al palazzo, che lentamente andò in decadenza: il passaggio dei beni ai Borboni causò un vero e proprio depauperamento del maestoso palazzo, basti pensare che nel 1734 Carlo di Borbone (1716-1788), che ne frattempo era divenuto re di Napoli, decise di trasferire quadri e arredi presenti nella struttura a casa propria, a Napoli.

Non bastarono i borboni a svuotare il gioiello piacentino di tutto il suo prezioso contenuto: nel 1803 fu saccheggiato dalle truppe napoleoniche, mentre durante la Seconda Guerra Mondiale divenne rifugio per gli sfollati.

PALAZZO FARNESE A PIACENZA OGGI

Tutte queste traversie contribuirono non poco al suo decadimento, tanto che nel 1965 l’Ente Provinciale per il Turismo, il Comune di Piacenza, la Provincia e la Camera di Commercio, costituirono un Ente apposito, chiamato Ente per il Restauro di Palazzo Farnese, che si propose l’obiettivo di restituire la struttura al suo antico splendore. La presidenza dell’Ente fu affidata al senatore Alberto Spigaroli, che rimase in carica sino alla sua morte avvenuta nell’agosto del 2014. Tutto il complesso, di proprietà demaniale, nel 1976 venne concesso in deposito al Comune di Piacenza che lo scelse come sede dei Musei Civici, inaugurati nel 1988. Alla fine del 2014 Palazzo Farnese a Piacenza è diventato ufficialmente di proprietà comunale.

Lungo e impervio fu il percorso che restituì al pubblico Palazzo Farnese in tutta la sua magnificenza: si iniziò con il rifacimento completo delle coperture e degli intonaci delle sale ubicate a est dei primi tre piani, per poi passare alla meticolosa ripulitura degli splendidi stucchi. Anche i pavimenti, di una bellezza mozzafiato, furono restaurati e in parte, laddove non fu possibile recuperare l’originale, sapientemente ricostruiti. Tutta l’opera di restauro andò nella direzione “conservativa”, ovvero si poneva l’obiettivo di recuperare il più possibile gli elementi originali. All’inizio degli anni ’90 fu terminata l’opera di recupero delle sale del primo piano che poterono entrare finalmente in attività, ospitando le collezioni artistiche della pinacoteca. In quegli anni fu anche recuperata la preziosissima Cappella Ducale, vero fiore all’occhiello del Palazzo, insieme ai locali seminterrati, al cortile, e alle facciate esterne. Piano piano l’antica struttura fu così riportata in vita, per la soddisfazione dei piacentini ma anche di tutti gli amanti dell’arte.

I lavori non sono ancora stati ultimati: naturalmente Palazzo Farnese a Piacenza, data la sua imponenza, ha continuamente bisogno di interventi di ordinaria e straordinaria amministrazione, volti a preservarne il ritrovato splendore.

MUSEI CIVICI

I musei civici di Palazzo Farnese a Piacenza sono suddivisi in dieci sezioni: affreschi medievali, archeologico, armi, carrozze, fasti farnesiani, fegato etrusco, pinacoteca, risorgimento, sculture, vetri e ceramiche.

  • Nella sezione affreschi medievali, che è ubicata nella sala 6 del piano rialzato, è possibile ammirare affreschi risalenti al tardo medioevo, in gran parte a soggetto religioso, recuperati dalle chiese della città e nelle sue immediate vicinanze. Nello specifico sono qui custoditi affreschi provenienti dalla cappella di Santa Caterina, dall’abside settentrionale della chiesa di San Lorenzo, oggi sconsacrata, dall’ex refettorio di Santa Chiara e dalla cappella del castello di Pontenure (PC). Di particolare interesse sono il ciclo di affreschi della Cappella di Santa Caterina, che risale alla fine del XIV secolo; l’Incoronazione della Vergine e Trinità, di Bartolomeo e Jacopino da Reggio del 1355-60, un maestoso affresco di 241×312; la Celebrazione della Messa, anch’esso dipinto da Bartolomeo e Jacopino da Reggio nel 1350, delle dimensioni di 211×262.
  • La sezione archeologica è suddivisa in diversi lotti, ma al momento attuale è disponibile solamente la sezione dedicata alla preistoria e alla protostoria. Da vedere un plastico della provincia che mostra le origini della città di Piacenza, dalla comparsa dell’uomo fino alla fondazione di Placentia nel 218 a.C. ad opera dei romani. Gli amanti della storia potranno vedere testimonianze risalenti al Paleolitico antico, una vasta collezione di strumenti in selce del Mesolitico (IX-VI millennio a.C.) e alcuni prodotti provenienti dalle officine del Monte Lama. Accanto, aperte al pubblico, ci sono le sale che ospitano reperti risalenti al Neolitico (VI-IV millennio a.C.), fra cui abiti, resti di sepolture e corredi. E’ rappresentata anche l’Età del Bronzo, con diversi pugnali, una palafitta di Chiaravalle della Colomba e altri reperti rinvenuti a Colombare, Rovere, Montata dell’Orto e Castelnuovo Fogliani.
  • La sezione dedicata alle armi ospita una vera chicca: l’armatura di Pompeo della Cesa realizzata fra il 1580 e il 1585. Inoltre, sono in mostra circa quattrocento esemplari di armi antiche appartenute al conte Antonio Parma (1787-1850).
  • Suggestiva e di grande impatto per il visitatore è la sezione dedicata alle carrozze d’epoca, che ospita anche alcuni capi di vestiario. Qui è possibile vedere oltre trenta carrozze ben conservate appartenute al conte Silvestro Brondelli di Brondello, alle quali si sono aggiunti negli anni molti altri esemplari che arrivano fino al 1700.
  • La sezione dedicata ai fasti farnesiani è forse quella che meglio mostra la gloria della famosa casata dei Farnese attraverso rappresentazioni pittoriche che mostrano la vita dei suoi membri in alcuni momenti particolari. Suddivisa in due sotto-sezioni, questa parte raccoglie da un lato le tele commissionate da Ranuccio II a Giovanni Evangelisti Draghi, Sebastiano Ricci e altri, realizzate tra il 1685 e il 1687, e, dall’altra, una interessante serie di dipinti risalenti al 1714 e realizzati da Ilario Spolverini, fra cui il matrimonio di Elisabetta Farnese con Filippo V di Spagna, celebrato nel 1714.
  • La sezione fegato etrusco ospita un modello in bronzo di un fegato di pecora rinvenuto nel 1877 in provincia di Piacenza. Si tratta di un reperto prestigioso e di grande interesse storico e culturale, perché mostra le pratiche religiose etrusche che facevano riferimento alla lettura del fegato di un animale sacrificato per scrutare il volere divino.
  • La pinacoteca è una collezione di rara bellezza: in mostra dipinti realizzati tra il XIV e il XIX secolo, provenienti dalle chiese piacentine e da collezioni private. Da vedere la Collezione Rizzi-Vaccari, con i suoi dipinti e sculture che vanno dal XIV agli inizi del XVI secolo; il celeberrimo Tondo del Botticelli, ovvero la Madonna che adora il Bambino con San Giovannino; il ritratto del conte Giacomo Rota con il suo cane di Gaspare Landi (1798) e molti altri.
  • La sezione risorgimento è suddivisa in quattro sale: sono qui raccolti documenti, immagini, cimeli e armi degli anni compresi fra il 1848 e il 1861. In mostra anche i decreti, i proclami e gli appelli originali del biennio 1859-60, fogli a stampa, acqueforti, litografie e lettere autografe di Garibaldi. Fra le sculture fanno bella mostra di sé alcuni pezzi unici fra cui la Madonna con il bambino del XIII secolo, il Telamone della prima metà del XII secolo, l’Agnus Dei, un altorilievo in arenaria della prima metà del XII secolo, e la lastra detta “del Benvegnù”, della prima metà del XIV secolo rinvenuta nel castello di Montechiaro.
  • L’ultima sezione, quella dedicata ai vetri e alle ceramiche, è una collezione nella collezione: oggetti finemente decorati, lombardi, veneti ed emiliani, risalenti al XV, XVI, XVII e XVIII secolo di una bellezza mozzafiato. La collezione di vetri, appartenuta al piacentino Pietro Agnelli, mostra le tecniche di lavorazione del vetro a Murano a partire dal XVI secolo.

Orari visite ed informazioni:

Musei di Palazzo Farnese a Piacenza, uffici  tel. 0523.492661 biglietteria  tel. 0523.492658

Indirizzo: Musei Civici di Palazzo Farnese, piazza Cittadella 29 29121, Piacenza – Italy

 

Bibliografia

AA.VV., Casa Farnese. Caprarola, Roma, Piacenza, Parma, Milano, 1994.
Leonardo Cafferini, Guida Turistica Piacenza e la sua Provincia, Castelvetero Piacentino, 2012.

 

 

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